Progetto V - Storia di uno Stupro

ATTENZIONE: la pagina contiene immagini dai contenuti che potrebbero urtare la vostra sensibilità!

Sembrava una giornata come tutte le altre, avevo fatto il turno di mattina e avevo il pomeriggio libero. Questo era il turno che preferivo in assoluto, perché se anche dovevo alzarmi presto la mattina, mi dava modo di essere libera subito dopo pranzo. Non perdevo mai occasione per prendere la macchina, fare pochi chilometri e arrivare fuori città, in quel parco naturale dove mi aspettava il percorso ginnico.
Sarei stata là fino alle 18.00, giusto in tempo per tornare a casa, preparare al volo qualcosa per cena e poi relax. Sarebbe stata una giornata tutta per me.
Prima di andare passavo a casa, mi cambiavo e prendevo un libro. La lettura infatti era il vizio che non mi facevo mai mancare, per immergermi nei mondi dei racconti dagli autori. Leggevo sempre prima di iniziare il percorso.

Quando arrivavo, come facevo sempre, lasciavo tutto in macchina, il posto era tranquillo e nei giorni infrasettimanali non c'era troppo movimento; portavo solamente il cellulare con me, in tasca, ma senza suoneria. C'era da fidarsi. Erano tutti impegnati alla loro scrivania o in qualche noiosa riunione, chi stava maledicendo la cravatta per il caldo e chi i tacchi alti, lasciandomi così quel senso di libertà che nei weekend veniva stravolto dall'enorme numero di podisti, ciclisti e improvvisati della domenica, che ti facevano fare addirittura la fila ai vari attrezzi del percorso ginnico.
Sceglievo sempre la solita panca, quella dove l'ombra e il sole sembrano essersi messi d'accordo per permetterti di leggere, creando una luce perfetta.


Quando leggevo entravo completamente nel mondo del libro, che in questo caso era "Il Piacere" di D'Annunzio; ricordo che stavo leggendo il libro II, quando l'amicizia tra Andrea e quella donna "spirituale ed eletta", Maria, si stava trasformando in amore. Ero completamente assorta in quel mondo, mi vedevo a volte nel ruolo di lei, nei luoghi descritti, Maria aveva il mio viso, mentre leggevo immaginavo e il silenzio intorno mi aiutava a concentrarmi sulle scene del romanzo.
Ogni tanto si sentiva un fruscio, era il vento che accarezzava gli alberi e le foglie a terra e anche quando si faceva più intenso il rumore, non c'era da preoccuparsi. Non diedi infatti troppa importanza a quelli che potevano sembrare dei passi, sarà sicuramente stato un animale, che con la presenza praticamente nulla di persone, si riprendeva quegli spazi che nel weekend venivano invasi.



Continuavo a leggere, seduta in quella panca che era "la mia". Purtroppo però non avevo capito bene la situazione, quel rumore non era un animale del parco, ma quando mi sono girata era ormai troppo tardi e le sue mani erano già vicinissime alle mie. Ricordo che stavo gridando "NO!", per cercare di farmi sentire, ma mi rendevo anche conto che in quella panca ero in una posizione troppo complicata per scappare verso la macchina. Non avevo nemmeno il tempo di prendere il cellulare, lui era troppo vicino.


Quella giornata cambiò immediatamente. Quegli alberi che con la loro ombra mi erano complici nella lettura, diventavano improvvisamente adesso tetri; quel silenzio che mi faceva rilassare dopo le fatiche del lavoro adesso faceva un rumore incredibile. Speravo di poter sentire qualcosa, un suono di un motore, una voce in lontananza, ma a quell'ora di martedì, non c'era veramente nessuno. Le sue braccia erano forti, ma non tanto quanto la sua voce, che mi diceva di stare zitta, altrimenti sarebbe finita veramente male. 
Non ricordo come sono finita fuori da quella panca, ricordo solamente che sentivo le sue braccia sul mio corpo e la sua voce che continuava a dire "ZITTA! ZITTA!". Non gridava ma aveva un tono spaventoso, diabolico.
Una forza molto più grande di me mi stava portando via e iniziai a capire che non potevo lottare e il terrore prese il sopravvento. Riuscivo solamente a dirgli "No, per favore, no!" tra i singhiozzi, ma non serviva a niente, anzi, lui stringeva sempre di più. Le mie mani sul suo braccio, nel disperato tentativo di toglierlo, erano là più per istinto, speravo di potercela fare, ma era impossibile. Provavo anche a divincolarmi agitando le gambe, ma la paura non mi stava aiutando, specie quando mi rendevo conto che gli sforzi non stavano portando a niente.


Mi stava portando in un posto riparato, lontano dal sentiero principale e da quelle panche e d'improvviso mi ritrovai a terra, sbattendo il naso. Sentii un dolore molto forte e capii che stavo sanguinando, ma non gli bastava. Mi prese per un braccio e mi girò dicendomi di guardarlo. Speravo si calmasse, ma come mi ritrovai faccia a faccia con lui, iniziò a picchiare con forza, sul viso. Cercavo di tenere le braccia alzate per parare le percosse, ma era tutto inutile, riusciva a colpire con forza e senza troppe difficoltà.



Il dolore era fortissimo, speravo di svenire, ma purtroppo non accadde. Con tutta la forza della disperazione cercavo di tenere le braccia tra me e lui, ma era inutile. Mi teneva bloccata con il suo corpo, mi parlava, ma non riuscivo a capire che cosa stesse dicendo. Il dolore era troppo forte, la testa mi scoppiava, la faccia mi faceva molto male.



Quando credevo che il peggio fosse passato, con l'unico occhio che riuscivo a tenere aperto, vidi che si slacciava i pantaloni. Diceva qualcosa, so che era rivolto a me, ma le sue parole erano per me confuse, erano un'eco sorda in cui non riuscivo a distinguere niente.


Non c'era niente da fare, non potevo fare nulla se non sperare che il tutto durasse poco e che finisse presto. Sentii che dopo essersi spogliato fece lo stesso con me.
E poi... e poi il dolore non era solo alla testa, il dolore era tutto dentro di me, ma non avevo più forze, non potevo fare niente, solo aspettare mentre istintivamente capivo cosa stava succedendo.


Non ho idea di quanto sia durato il tutto, ero esausta, sfinita, sconfitta. Riuscivo a capire solamente che ero a terra, con un dolore incredibile in tutto il corpo. Volevo alzarmi, ma non ce la facevo. Non avevo mai provato una sensazione del genere. Mi rendevo solamente conto di non essere più io, di non essere più padrona della mia vita, del mio futuro. Galleggiavo in una realtà che non mi apparteneva. 
Ero andata in questo parco naturale per rilassarmi, per stare un po' in pace ed invece un pomeriggio qualunque era diventato il teatro del peggiore incubo. 
Non so come ma lo sentii allontanarsi, quegli stessi passi che avevo sentito quando si avvicinò, li risentivo adesso e il silenzio subito dopo mi diede conferma che non era più là. Anche se ero stordita ed intontita, quel rumore riuscii a riconoscerlo e qualcosa dentro di me mi disse che era finita.
La paura più grande era il pensiero di ciò che sarebbe iniziato, cosa e come sarebbe stata la mia vita? Quali sarebbero state le mie nuove paure? Quali le mie residue certezze? Non sapevo niente, non potevo pensarci, non potevo sapere.



Sapevo di essere a terra e immaginavo me stessa in un modo che non sapevo se fosse o meno realistico, sapevo di aver preso colpi in faccia ma non saprei dire quanti, non mi ero vista giù in basso, non avevo idea di niente. Non avevo più idea di come fossi.
La testa girava e l'ultima immagine che ricordo è quella di un sogno. Mi vedevo dall'alto, immaginandomi sdraiata, senza però sapere davvero come potessi essere stata effettivamente  ridotta. 
Poi tutto si interruppe. Niente più ricordi, niente più sensazioni, niente di niente. L'ultima immagine che si è fissata nella mia memoria è quello di me stessa sdraiata, abbandonata e sola e nella mia mente quella figura si faceva sempre più piccola, si allontanava fino a lasciare spazio al buio più nero. 


Tutto quello che accadde dopo è quanto mi permette di raccontare quanto ho vissuto. Grazie ai soccorsi, che ancora non so chi sia stato a chiamarli, sono stata ricoverata in ospedale e spesso ripenso a quanto è accaduto, specialmente prima di dormire. Ed è proprio per questo che, prima di augurarmi ipocritamente ancora una volta una buona notte, rivivo ancora una volta questo incubo che non mi abbandonerà mai definitivamente.

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CREDITS:



RINGRAZIAMENTI:
Ringrazio di cuore il talento e il preziosissimo supporto di Adelina, assolutamente insostituibile; la bravura di Simone, che ha dato tutto sé stesso per il ruolo del "cattivo"; la pazienza e la disponibilità di Serena, che ha sopportato la fatica e l'impegno richiesto, prestandosi alle vicissitudini del suo personaggio.

Un ringraziamento particolare è dedicato a Fabrizio Zampetti, persona che ho avuto la fortuna di incrociare nel mio cammino.


4 commenti:

  1. L'ho letta tutta d'un fiato... ho provato ansia, paura, rabbia e disperazione... le immagine eloquenti e tetre al punto da farti sentire le sensazioni addosso... Complimenti a tutti... un ottimo lavoro di sensibilizzazione che aiuta a riflette profondamente.

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    1. Grazie Nadia per il tuo apprezzamento! Sono contento che ti sia piaciuto!

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  2. L'ho letto ieri ma oggi anche solo rivedendo le immagini sento ancora ansia, paura, sofferenza...
    Fa riflettere e al tempo stesso quasi "vivere" una situazione che nessuno dovrebbe mai provare...
    Complimenti!

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    1. Grazie Giusy, sono contento che tu lo abbia letto e soprattutto di quello che ne pensi!
      Lo scopo era effettivamente quello di suscitare in chi legge proprio questi sentimenti

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