L'Occhio del Fotografo - elementi di composizione

     Continua la lettura del libro L’Occhio del Fotografo di Freeman, affrontando il capitolo 2, relativo agli elementi di composizione.
Prima di scendere nel primo argomento trattato, vale la pena spendere due parole sull'introduzione dello stesso. Partendo dalle parole di Freeman, la composizione è organizzazione, ovvero “consiste nell'ordinare i possibili elementi grafici all'interno dell’inquadratura”.
La parola ordine può essere oggetto di annose discussioni, quanto si deve dare peso a questa parola? Sappiamo per certo che ci sono delle regole di composizione, ad esempio la regola dei terzi, ma si deve essere costretti a seguire queste regole? Possiamo essere più liberi?
Esprimendo un giudizio strettamente personale, ritengo che un motto sia validissimo anche in questo caso, ovvero non può esistere libertà senza regole. Questo per dire che le regole VANNO CONOSCIUTE, si più poi decidere di interpretarle o di modificarle a seconda dello stile o della personalità del fotografo o a seconda della situazione. Muovendoci sul banale infatti potremmo dire che se tutti seguissimo le regole, ci troveremmo davanti a foto tutte uguali. Se tutti, ad esempio, seguiamo la regola dei terzi, ecco che tutte le foto sono organizzate (ovvero composte) allo stesso modo.
Beh, ritengo che sia difficile trovare fesseria più grande, infatti se non ci appoggiassimo a delle regole, tutto sarebbe ammesso, tutto sarebbe bello, tutto sarebbe talmente soggettivo però che avremmo un far west furibondo di fotografie, dove ognuno dice la sua tramite una propria (e magari immatura) interpretazione di una regola compositiva.  Sempre restando sulla regola dei terzi, questa può evolvere in quella dei sesti, ma perché allora in quella dei quarti o dei settantasettesimi virgola cinque? Se non ci fossero dei riferimenti da seguire MOTIVATI, se tutto fosse assolutamente libero, non avremmo che un caos simile alla nube che ha generato l’universo...
Ecco allora che la parola “ordine” non può sparire del tutto o quantomeno è importante prima seguire le regole e poi provare, con raziocinio, a seguirle o modificarle. Per fare un ulteriore esempio, possiamo anche riferirci alla musica, prima vanno studiate le scale e gli arpeggi e poi si può pensare di improvvisare. Non è possibile premere un qualsiasi tasto dietro l’altro su un pianofortee dire che si sta improvvisando musica, si sta facendo solamente rumore. Prima va conosciuto magari un giro armonico e poi si può pensare di andare con le proprie idee, ma sempre riferendosi a qualche regola.
Freeman nella sua introduzione al capitolo 2 riporta un’altra frase degna di attenzione, ovvero “è importante sapere che esistono criteri di composizione oggettivi, indipendenti dai gusti individuali”. Questa frase è da incorniciare e da far CAPIRE a chi pensa che in fotografia basta mettere qualcosa “di bello” nella foto e il gioco è fatto. Continuando a leggere Freeman, troviamo infatti che questa differenza “spiega come mai certe foto suscitino determinate impressioni e perché un particolare tipo di organizzazione dell’immagine produca effetti prevedibili”.
Ma ancora Freeman sottolinea una cosa che non può e non deve essere ignorata e riguarda il pubblico. Non ci dimentichiamo infatti le foto sono destinate al pubblico e se quindi non vengono capite, se non piacciono a chi le guarda, ecco che si ottiene un flop clamoroso. Questo perché “la composizione deve operare all'interno di certi limiti, che sono quelli posti dalle conoscenze del pubblico in materia di fotografia”. Per spiegare meglio, IL PUBBLICO HA DELLE ASPETTATIVE, variabili in base a quanto ognuno ne sa di fotografia, ma comunque HA DELLE ASPETTATIVE e tradirle è facilissimo purtroppo, specie se si improvvisa. Continuando con le parole di Freeman leggiamo che “Tutti (il pubblico ndr) possiedono una certa consapevolezza delle convenzioni compositive... È noto per esempio che la zona nitida segnala il centro dell’interesse e quindi richiama l’attenzione. Esistono insomma metodi considerati NORMALI e dunque acquisiti come modelli standard”. Chiedo scusa se sto citando così tanto l’autore, ma è stato talmente diretto e chiaro, che qualsiasi perifrasi sarebbe fuorviante. Queste sono le ASPETTATIVE di cui sopra, alcune cose NON possono essere ignorate.
Spero quindi che sia chiaro che le regole vanno conosciute, va saputo cosa determina una scelta, quali sono le sue conseguenze e POI, se proprio lo si vuole, si può decidere di valicare queste basi.
Come si vede ancora una volta questo libro è denso, è tremendamente pieno di contenuti ed una sua lettura superficiale rischia di far passare troppo velocemente su alcuni argomenti. Dopotutto in questo post si è parlato solamente di una parte dell’introduzione al capitolo 2 e che onestamente dà tantissimi spunti di riflessione, che spero siano arrivati a tutti quanti.
Per chiudere spero inoltre che tutti quanti abbiano interesse nel leggere i post successivi che spiegheranno proprio come cercare di non tradire queste aspettative del pubblico.

Nessun commento:

Posta un commento