Foto di strada e reportage: focali lunghe o focali corte?

     Di grandangolari e teleobiettivi abbiamo già parlato in questo topic, analizzando le differenze tra l'uno e l'altro, valutando cosa permette di fare uno e cosa l'altro. Il topic precedente però è stato un topic di natura tecnica, quello che voglio fare in questo nuovo è quello di capire quando e perché usare focali corte o focali lunghe nell'ambito della fotografia di strada/reportage.

Non è banale la questione, sebbene possano esserci delle risposte molto semplici da fornire e sussistono ancora tantissime scuole di pensiero che facciano propendere per l'una o l'altra scelta.

Iniziamo a valutare in cosa si esplica la differenza tra l'una e l'altra. Immaginiamo di voler fare una foto ad un soggetto, ad esempio questa:



questa foto riprende una targa su un muro, posso quindi decidere di avvicinarmi ad essa e scattare con una focale corta, oppure allontanarmi ed allungare la focale, ottenendo la stessa identica foto. Nessuno nota la differenza e sono altrettanto sicuro che non sapete assolutamente dire, solo guardando la foto, se io abbia usato un teleobiettivo oppure un grandangolare per fare questa foto. Ho ripreso una targa su un muro e ve l'ho fatta vedere.

La stessa considerazione quindi possiamo estenderla a qualsiasi contesto, a qualsiasi scatto, vale a dire che in base alla nostra distanza, possiamo ottenere la stessa scena inquadrata e catturata sulla nostra macchina fotografica, con qualsiasi ottica. Potremmo anche montare un 1200mm, allontanarci a dovere e scattare catturando la stessa scena.
Stante allora la validità di quanto enunciato, ha senso comprare sia focali lunghe che focali corte? Ovvio che la risposta banale per eccellenza è sì perché se io voglio fare la foto all'orologio sulla chiesa del duomo di Bressanone, se volessi farla con un grandangolare dovrei arrampicarmi e questo non sarebbe gradito molto dalle forze dell'ordine, oltre ad essere decisamente complicato. Ma in questa sede voglio andare oltre la banale risposta, seppur correttissima e sacrosante, appena riportate.

Nella sezione dei Servizi Fotografici potete trovare doversi reportage che ho fatto e in ognuno di questi ho dovuto fare delle scelte, ovviamente, sulla focale da usare. Tolte come detto le considerazioni sulle scelte forzate, vorrei sottoporvi il motivo che più di tutti divide le scuole di pensiero a riguardo. Prendiamo il reportage fatto sulla manifestazione dell'acqua pubblica. Questo reportage è fatto in strada e non ha niente a che vedere con l'orologio della chiesa di Bressanone di cui sopra, sono tutte quante foto fatte a persone che stanno manifestando.
In base a quanto detto prima posso fare tranquillamente la stessa foto con un 300mm o con un 28mm, ma in sostanza cosa accidenti cambia?
Prendiamo ad esempio questa foto:



In questo scatto è ripresa una persona che sta suonando il suo strumento e che guarda in camera. Bene, senza sapere com'è stata scattata, proviamo ad immaginare quali possano essere le difficoltà di usare una focale corta o lunga. Se scattiamo con una focale lunga, dobbiamo zoomare per ottenere questo taglio sotto al gomito, dobbiamo quindi stare lontani dalla persona. In questo modo, in un contesto come una manifestazione è però molto verosimile che avremmo non poche difficoltà a scattare, visto che tra noi e il soggetto potrebbero passare un sacco di persone, di passanti che disturberebbero la nostra foto e che quindi ci metterebbero in seria difficoltà.
Questa foto infatti è stata scattata con una focale corta proprio per evitare questo problema. Tutto qui? Solo vantaggi nell'usare focali corte?
Beh no, guardate la scena ripresa. La ragazza sta dando dei colpi al suo tamburo con una mano e con l'altra suona i piatti. Secondo voi, questa ragazza, se noi non fossimo stati là con una macchina fotografica pronti a scattare, avrebbe guardato proprio nella nostra direzione? Beh direi di no, avrebbe continuato a suonare, saltare e muoversi in modo casuale, magari seguendo le altre persone che facevano parte del suo gruppo. Abbiamo inquinato la scena, avvicinandoci abbiamo portato il soggetto a fare qualcosa che non avrebbe fatto altrimenti, modificando il suo modo di operare. Questa foto quindi, sebbene espressiva, rappresentativa della persona che stava facendo un bel baccano durante la manifestazione, riprende un momento ad hoc, unico, che nella manifestazione non ci sarebbe stato se con la nostra macchina fotografica non ci saremmo trovati là. Chi può dire dove avrebbe guardato la tizia se non ci fossimo stati.

Avvicinandoci quindi abbiamo sì ottenuto la risoluzione del problema legato ai passanti, ma abbiamo inevitabilmente inquinato la scena con la nostra presenza. Con o senza fotografi sul campo la manifestazione si sarebbe tenuta ugualmente, quindi noi nello scendere in campo dobbiamo cercare di non modificarla troppo. Sembra una banalità, ma è tutt'altro che una piccolezza.
Magari con una focale lunga la tizia non si sarebbe accorti di noi, avrebbe continuato a fare il suo show, senza essere minimamente disturbata e noi avremmo ripreso non una posa costruita ad arte per la foto che si sta per fare, ma un qualcosa d non inquinato dalla nostra presenza.


Sono partito da questa foto per considerare un caso estremo, va anche detto infatti che le persone in una manifestazione sono più che abituate ai fotografi, quindi questo è un caso estremo, ma la problematica espressa sulla scelta di una focale lunga o corta è reale. In un modo otteniamo un risultato, in un altro ne otteniamo uno diverso.
Vediamo un altro caso, sempre con la diatriba tra lungo e corto o più in generale tra fotografo inquinante o meno la scena. Prima di mostrare la foto infatti va detto che lungo e corto sono concetti astratti, perché per fare una foto ad una stella è corto un 300mm, mentre se quei 300mm li usiamo per strada, ben sono tutt'altro che corti. Per continuare quindi sarebbe più corretto considerare non in generale la lunghezza focale, quanto piuttosto la presenza del fotografo nella scena come elemento di disturbo.

Al Ghetto di Roma ho avuto la possibilità di scattare questa foto:



Questo scatto non è casuale, è ricercato e voluto. Leggiamolo un attimo insieme, in questa foto volevo raccontare dei lavoratori nei diversi locali del Ghetto, famosi per la cucina romana. Questa ragazza mi aveva già visto e sapeva che io ero intenzionato a scattarle una foto. Io sono in strada, lei dall'altra parte del vetro. La prima volta che mi sono avvicinata lei si è un po' spazientita, spaventata, insomma non si aspettava di trovarsi puntato un cannone da un cretino che gira con due borse a tracolla. Lei stava facendo il suo lavoro, stava sciacquando una pezzetta in un lavandino e questo lo ha ripetuto più volte. Il mio primo impatto è stato quello di farle capire che ero là e con quali intenzioni. Quando è tornata a risciacquare nuovamente la pezzetta al lavandino si era "abituata" alla mia presenza, mi aveva già visto e quindi ha ripreso a fare la sua attività senza che io la disturbassi troppo, fino a quando mi ha fatto il regalo di questo splendido sguardo. Io ho messo la raffica in macchina perché ero certo che avrebbe rialzato lo sguardo e alla fine una foto della serie fatta era quella che volevo io.

Altro esempio della stessa tecnica è la foto seguente, fatta nel medesimo contesto:



questo ragazzo stava fuori dal suo locale e io ero dall'altra parte della strada a circa 3 metri da lui. Mi ha visto e all'inizio si è fatto destabilizzare un po', non si aspettava infatti che sta volta, dopo altre 1000 che lo aveva fatto, si sarebbe trovato davanti un fotografo. Ho aspettato 10 minuti buoni davanti a lui, aveva capito che non ero "pericoloso" e man mano ha ripreso la sua normale attività. Alla fine l'ho preso come volevo io, facendo prove su prove che non lo hanno infastidito, anzi qua lui si sta riccamente facendo i cavoli suoi immerso nei suoi pensieri. Questo risultato è il migliore cui potevo puntare, perché questa persona ha fatto una cosa che avrebbe fatto anche in mia assenza e quindi non ho inquinato la scena. La sua normale attività è andata avanti e io mi ci sono infilato in punta di piedi.

Questa tecnica non è ovviamente una mia invenzione, ci mancherebbe, mi sono ispirato ad una fotografa che io trovo eccezionale che ha fatto i suoi meravigliosi scatti nel secolo scorso: Dorothea Lange. Per chi volesse approfondire sulla sua biografia, indubbiamente interessante, rimando direttamente al link di Wikipedia.
Questa donna fu tra i primi fotografi a realizzare reportage ed è celeberrima, perché lasciatemelo dire è veramente splendida, una sua foto, la seguente (fonte Wikipedia):


La Lange ha realizzato questa foto attraverso una serie di scatti. Non è infatti l'unico scatto che ha dedicato a questa donna immigrante con i suoi bimbi, ha fatto delle foto di avvicinamento, cioè degli scatti che permettessero alla madre di abituarsi alla presenza della Lange stessa, che all'epoca girava con una macchina A LASTRE!! Altro che la rapida tecnologia di oggi, parliamo di macchine che vanno scaricate e caricate dopo ogni scatto, ingombranti, bruttine anche a vedersi. Guardate di che ingombri stiamo parlando (fonte Wikipedia):



Insomma non è certo una comoda Leica a telemetro, piccola e discreta. Eppure, nonostante gli impedimenti la Lange ha aspettato che la donna si abituasse alla sua presenza e scattando diverse foto, alla fine l'ha presa in questa espressione che è rimasta un'icona delle foto di reportage e documentaristiche. Non me ne frega niente di sapere quanti mm di focale ha usato, non ha inquinato la scena. Queste sono le parole che la fotografa stessa ha scritto della sua foto:

I saw and approached the hungry and desperate mother, as if drawn by a magnet. I do not remember how I explained my presence or my camera to her, but I do remember she asked me no questions. I made five exposures, working closer and closer from the same direction. I did not ask her name or her history. She told me her age, that she was thirty-two. She said that they had been living on frozen vegetables from the surrounding fields, and birds that the children killed. She had just sold the tires from her car to buy food. There she sat in that lean- to tent with her children huddled around her, and seemed to know that my pictures might help her, and so she helped me. There was a sort of equality about it. (From: Popular Photography, Feb. 1960).

Incredibile vero? Eppure questa donna, geniale, ha lasciato le basi per avere il giusto approccio nelle foto di strada o documentaristiche o di reportage senza che il fotografo inquini la scena. Le foto di avvicinamento e di allontanamento dal soggetto sono qualcosa di stupido se ci pensate no? Mica ci vuole Einstein per capire che sono utili... La Lange è stata una fotografa che ha fatto un capolavoro grazie a questa intuizione, in un'epoca in cui le fotografie non avevano una così forte diffusione... I 5 scatti che fece la Lange sono i seguenti:




Le mie foto che vi ho postato, sebbene lontane anni luce dal risultato della Lange, sono state fatte seguendo questo "consiglio", usando cioè un modo che eviti il più possibile si sporcare la scena, come avvenuto nella foto mostrata della manifestazione. State dunque molto attenti quando andate per strada, valutate bene se state sporcando qualcosa, se state modificando il naturale evolversi e manifestarsi della scena.

Va anche detto però che non è sempre possibile fare foto in questo modo. Ci sono persone che magari proprio non si abituano a voi, vi sono soggetti che anche se ci provate, proprio non ce la fanno a riprendere il loro normale flusso lavorativo. Mi è capitata ad esempio una persone che ad ogni, ma giuro tutte, ogni foto col flash, chiudeva gli occhi perché aveva paura del flash stesso.
Casi estremi suggeriscono indubbiamente di cambiare strada, di usare altre vie, se si vuole comunque portare a casa la fotografia. Prendiamo ad esempio questa, sempre dallo stesso contesto del Ghetto di Roma:



In questo scatto il fotografo non inquina affatto la scena, io sono lontano e manco poco dai soggetti, che non si accorgono del mio scatto. Sono ripresi nella loro normalità, nel loro chiacchierare, senza che la mia presenza disturbi o li distolga dal loro fare. Non è questione di giusto o sbagliato, non bisogna incavolarsi con chi non ci accetta e lodare chi invece si, ogni persona è fatta a modo suo e queste differenze devono essere interpretate dal fotografo al meglio per poter effettivamente arrivare al suo risultato. Qua non si tratta di giudicare chi è bravo e chi no, i buoni e i cattivi, si tratta di rispettare ogni persona e di trovare il metodo migliore per ottenere lo scatto.

Come possiamo allora concludere questo topic? Cosa è meglio o cosa è peggio usare? Abbiamo un vincitore? Beh ahimé no, ma questo era da aspettarselo. Non possiamo dire a priori se è meglio usare una focale lunga o una corta, non possiamo sapere se è meglio allontanarsi da un soggetto o avvicinarsi, dobbiamo provare. Per strada c'è di tutto e di più, c'è un mondo fatto di talmente tante differenze che una legge unica non potrà mai essere trovata.
Ho volutamente scelto tutte le foto dallo stesso reportage, per mostrare come non si possa lavorare sempre tutto allo stesso modo. Tutto può cambiare, tutto può essere adattato e la foto che ho fatto 5 minuti prima può avere avuto delle condizioni che non si ripetono in questa che sto per rifare. Credete che sia passato così tanto tempo tra l'ultima e quella della ragazza che guarda in camera?

La scelta la rimando al singolo, tanti hanno le loro motivazioni. Per quel che conta io parto da lontano per poi avvicinarmi, per far sì che appunto la gente arrivi ad accettarmi, in modo che possa riprendere il suo operato. Ma come visto nell'ultima foto allegata, non è affatto detto che questo possa essere vincente sempre come approccio...

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