Esposimetro e Compensazione dell'esposizione

    Prima di addentrarci nelle diverse modalità di misurazione dell'esposizione (Matrix o multi zona, spot e semi spot) cerchiamo di capire cos'è un esposimetro. A prescindere da come lo si usi infatti l'esposimetro ha un suo comportamento ben preciso che va compreso.
Innanzi tutto occorre distinguere tra esposimetri a luce riflessa e a luce incidente, dove il primo tipo è quello incorporato nella reflex, mentre il secondo è di solito un tool esterno al corpo macchina.

ESPOSIMETRI A LUCE RIFLESSA
Iniziamo la nostra trattazione proprio da quelli incorporati nelle reflex, che sono anche quelli più diffusi. Questi esposimetri si basano, come dice il nome stesso, su quanta luce viene riflessa dall'oggetto su cui vengono puntati.
L'esposimetro è come una pistola da puntare verso un oggetto, solo che invece di sparare il colpo, andiamo ad analizzare quanta luce questo oggetto riflette.
A seconda della luce riflessa determiniamo una terna espositiva, ovvero siamo in grado di stabilire ad esempio per una data sensibilità, un tempo di scatto ed un diaframma.

Ci sono ovviamente degli oggetti che di luce ne riflettono di più o di meno, basti pensare ad un oggetto bianco sotto la luce del sole o un oggetto nero; sicuramente il primo rifletterà molta più luce del secondo.
Allora possiamo già dire che puntando l'esposimetro sull'oggetto bianco avremo una certa terna espositiva, mentre puntandolo sull'oggetto nero ne avremo un'altra diversa. In linea quindi con quanto detto, per oggetti diversi si hanno esposizioni diverse, ovvero essendo diversa la quantità di luce che riflettono diversi oggetti, sarà diversa la misurazione fatta dall'esposimetro e quindi la nostra terna espositiva.

Per il resto della nostra analisi, immaginiamo di lavorare a sensibilità costante di ISO100, in modo da fissare uno dei tre parametri della terna espositiva, potendo così ragionare sulla coppia tempo-diaframma.

Tornando ai nostri oggetti bianco e nero, se sono diverse le misurazioni che si fanno, che tipo di diversità hanno? In cosa differiscono?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo pensare al comportamento dell'esposimetro. Questo oggetto infatti ha un valore di taratura, un riferimento su cui si basa, che è uno specifico valore di grigio. Per spiegare cosa significhi conviene un momento ragionare in bianco e nero. Tra il nero e il bianco infatti ci sarà tutta una serie di sfumature di grigio, alcuni più scuri e altri più chiari. Beh l'esposimetro è tarato su uno specifico di questa scala, ovvero puntandolo su un qualsiasi oggetto, suggerisce una coppia tempo/diaframma, per una specifica sensibilità, per ottenere l'oggetto della stessa tonalità di grigio su cui è tarato.

In particolare il grigio su cui erano tarati gli esposimetri delle reflex analogiche era il cosiddetto grigio 18%, che corrisponde ad oggetti che riflettono tanta luce quanta ne assorbono. Questi oggetti vengono definiti neutri, da cui appunto il grigio 18% è anche detto grigio neutro.
Questo grigio è piuttosto scuro, anzi decisamente scuro, più in particolare la tonalità del grigio neutro è la seguente:
Siamo sicuri che questo grigio è sempre quello che ci serve? Immaginiamo di fare una foto ad una lastra di marmo bianca, sotto la luce del sole. Se scegliamo la coppia tempo/diaframma suggerita dall'esposimetro la lastra di marmo non verrà bianca, ma grigia 18%, ovvero decisamente più scura.
Se ora ci mettiamo a fare una foto ad un oggetto nero, ad esempio un telo, se scegliamo la coppia tempo/diaframma suggerita dall'esposimetro, non otterremo nero il telo, ma grigio 18%, ovvero decisamente più chiaro.

Da quanto scritto sembrerebbe che l'esposimetro non sia di tanto aiuto per il fotografo, perché invece che riprodurre gli oggetti in modo realistico, fa come gli pare... mettendo tutti al grigio 18%... diciamo che non è proprio quello che mi aspetto da una reflex digitale che magari ho pagato 5000 euro... a che serve uno strumento come questo, se c'azzecca una volta su un milione????

Beh l'esposimetro non è l'oracolo, ovvero non permette di avere l'esposizione giusta sempre, va opportunamente usato. Infatti tutte le macchine fotografiche permettono di usare una funzione molto importante che è quella della compensazione dell'esposizione. Questa funzionalità è da tenere enormemente in considerazione e non a caso le case costruttrici mettono a disposizione un tasto di rapido accesso su tutti i corpi della loro linea, sia gli entry level che i pro.
Il simbolo della compensazione è il seguente:

Come si nota il tasto presenta sia il segno + che il segno -, dal momento che la compensazione può essere di due tipi: positiva, negativa.

Vediamo quando usare l'una o l'altra, partendo dall'esempio della lastra di marmo di prima. Come detto abbiamo ottenuto una lastra grigia, ma se la volessimo far venire bianca come effettivamente è, bisogna chiedere all'esposimetro di far passare più luce sul sensore/pellicola di quanta ne fa passare da solo. Per far passare più luce, ovvero per far venire un oggetto più chiaro del grigio 18% su cui è tarato l'esposimetro, bisogna compensare positivamente.
Se quindi esponiamo senza compensare, ovvero col valore della compensazione a 0, la lastra di marmo viene grigia e l'esposimetro fa passare tanta luce quanta ne serve per avere l'oggetto grigio; se invece compensiamo positivamente, ovvero se impostiamo un valore di compensazione col segno +, l'esposimetro farà passare più luce e quindi riusciremo ad ottenere l'oggetto più chiaro del grigio neutro.

Vice versa la compensazione deve essere negativa, ovvero impostata ad un valore con il segno -, nel caso del telo nero. Come avevamo detto, avevamo ottenuto il telo più chiaro di come era realmente e quindi dobbiamo chiedere all'esposimetro di far passare meno luce di quanta ne ha fatta passare prima. In questo caso quindi per far venire un oggetto più scuro del grigio 18%, occorre compensare negativamente.

Possiamo allora riepilogare un importante primo risultato:

  • se la nostra foto è venuta troppo scura, occorre apportare una compensazione positiva
  • se la nostra foto è venuta troppo chiara, occorre apportare una compensazione negativa

Ma detto questo, come si misura la compensazione? Cioè una volta capito quando compensare in un verso o nell'altro, come posso misurare di quanto bisogna compensare?
La compensazione si misura in stop o sue frazioni. A seconda di quello che abbiamo impostato su macchina ad esempio si può compensare per terzi di stop, mezzi stop o stop interi. Al solito il consiglio è quello di lavorare con i terzi di stop per avere un controllo ottimale dell'esposizione.
I valori però sono espressi in EV dove 1EV = 1 STOP. Quindi il valore +0.3EV ci dice che stiamo compensando di 1/3 di stop positivamente, il valore -1.7EV ci dice che stiamo compensando negativamente di 1 stop e 2/3, e così via. Più aumenta in modulo il numero (ovvero più la cifra è grande a prescindere dal segno) e maggiore è la compensazione impostata in entrambi i versi.

Ma di quanto occorre compensare? Beh se vogliamo essere matematici e precisi si dovrebbe compensare di tanti stop, quanta è la differenza di luce riflessa tra l'oggetto su cui stiamo puntando l'esposimetro e il grigio 18%.
Ovviamente questa considerazione da fare è piuttosto complicata, ci vorrebbe la palla di vetro e noi vogliamo fare fotografia e non gli indovini. Rispondere allora in modo univoco e chiaro a questa domanda è difficile, se non impossibile. Nel digitale c'è la fortuna di poter fare delle prove gratuitamente quindi come primo suggerimento per chi pratica questa fotografia, dico di provare a vedere in diversi contesti le diverse compensazioni a cosa portano. Valutando infatti l'istogramma è possibile stabilire se si è compensato il giusto o no. L'esperienza in questi casi la fa da padrone e piano piano saremo in grado di dominare tutte quante le situazioni. Per la fotografia a pellicola ovviamente l'incertezza della compensazione persiste, ma può essere brillantemente risolta dal sistema zonale.

Un ultima considerazione sugli esposimetri a luce riflessa va fatta considerando le reflex attuali. I costruttori di macchine fotografiche digitali hanno cambiato il grigio di riferimento dell'esposimetro, abbassandolo al grigio 14% in alcuni modelli. Questo per rispondere meglio alle caratteristiche della fotografia digitale. L'esposimetro quindi lavora rendendo gli oggetti ancora più scuri di quanto non facciano quelli tarati sul 18%. A prescindere da questo parametro comunque, la compensazione è sempre un'operazione richiesta.


ESPOSIMETRI A LUCE INCIDENTE
Gli esposimetri a luce incidente sono esterni alle reflex e vanno posizionati vicino al soggetto che si sta per riprendere. Questi esposimetro oggi sono dotati di una sfera bianca che è la parte fotosensibile.
Un esposimetro a luce riflessa permette di valutare l'esposizione senza considerare le caratteristiche del soggetto e quindi quanta luce riflette, come nel caso degli esposimetro precedenti.
Dall'esposimetro a luce incidente quindi si leggerà il valore dell'esposizione in funzione della luce che colpisce il soggetto e non in base a quella che il soggetto riflette.

L'uso di questi esposimetri è sempre da valutare in funzione del contesto di scatto. Se infatti si sta riprendendo un paesaggio, quindi un soggetto all'infinito e molto vasto, andare a posizionare l'esposimetro all'infinito sotto la luce che lo illumina potrebbe essere scomodo, ma ad esempio in studio, per una sessione di moda o still life questo esposimetro può semplificare e di molto l'esposizione, perché non si deve tenere in considerazione la riflettanza del soggetto. A prescindere da cosa scattiamo, abbiamo modo di misurare l'esposizione, valutando la luce che lo illumina.

Proviamo a fare un esempio, prendendo una fotografia in studio ad una persona. Se avessimo un esposimetro a luce riflessa dovremmo valutare come è vestita la persona, se c'è uno sfondo bianco o nero, di che materiali ecc ecc, ovvero dovremmo tenere in considerazione tutti quegli elementi che riflettono la luce. Se invece abbiamo un esposimetro a luce incidente, lo possiamo collocare nel punto che ci interessa esporre (verosimilmente il viso, ma può essere anche l'abito o un gioiello), leggendo l'esposizione in funzione della luce che lo colpisce.
Nell'usare un esposimetro a luce incidente, la prima operazione da fare è quella di impostare la sensibilità, infatti come per quelli a luce riflessa, anche per questi esposimetri bisogna impostare una terna espositiva. Impostiamo ad esempio ISO100. Il secondo step è quello di impostare un tempo di scatto, che ad esempio (visto che si tratta di una persona in studio) possiamo impostare ad 1/125.
Adesso possiamo passare a misurare la luce per determinare il diaframma. Ovviamente le luci del set devono essere accese, ovvero la persona deve già trovarsi sotto la luce che andremo a misurare.
Posizioniamo l'esposimetro sul volto della persona e facciamo una misurazione. Se abbiamo dei flash ovviamente dobbiamo farli lampeggiare (senza scattare) al momento della misurazione, se invece si lavora in luce continua, come detto le luci devono essere accese.
A questo punto basta leggere sul display dell'esposimetro quale valore del diaframma è riportato, impostarlo su macchina e scattare.
L'esposizione in questo modo sarà corretta, ma ovviamente si è sempre liberi di decidere di variarla. Nessuno infatti ci vieta, per avere magari qualche effetto particolare, di aprire o chiudere il diaframma maggiormente.

QUALE ESPOSIMETRO E' MIGLIORE?
Beh stabilire quale esposimetro sia migliore credo sia improprio se si vuole dare una risposta generale, che valga per tutti i contesti. Sono due strumenti profondamente diversi e l'uno non esclude l'altro, anzi...
Come indicato nella recensione, l'esposimetro a luce riflessa è pratico, incorporato nella reflex e sempre a disposizione, permette di misurare l'esposizione senza doversi spostare dal luogo di scatto, ma richiede di fare sempre i conti con la compensazione.
L'esposimetro a luce incidente è garanzia di successo, ovvero si è certi che l'esposizione è quella corretta, senza bisogno di fare prove o secondi scatti. Di contro però ha il fatto che deve essere posto sul soggetto e spesso questo non è possibile. Si pensi ad esempio ai fotografi sportivi... se questi stanno a bordo pista per le foto ad un motomondiale non è pensabile di rincorrere la moto mentre passa su un rettilineo a 300km/h per mettergli l'esposimetro vicino.

Nel corredo di un fotografo, secondo me, come esposimetro di partenza è più che sufficiente quello a luce riflessa incorporato nella reflex, ma per usi più particolari, magari legati a generi come lo still life o il fashion, specie quando sono tanti gli scatti richiesti, allora sicuramente un esposimetro a luce incidente è da preferirsi per la rapidità con cui permette di determinare l'esposizione corretta.

4 commenti:

  1. Potresti pubblicare un manuale di fotografia!!!

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  2. Ottimo! Chiarissimo......manca solo qualche modello di esposimetro esterno...:-)

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    1. grazie del tuo commento, sono contento ti piaccia il post!!

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  3. salve a tutti una cosa che non riesco a spiegarmi la compensazione inganna la reflex fa passare più/meno luce e abbiamo il nostro risultato, se invece di compensare al momento dell'esposizione siamo noi a lasciar sottoesposto o sovraesposto non sarebbe la stessa cosa? non so se mi sono spiegato bene, cmq grazie mille

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